⭕️ Corrente #156
In Italia parliamo solo una lingua e pure male.
Buongiorno!
Un paio di giorni fa sono incappato in una pubblicità di Ikea (la puoi vedere qui) che conteneva un errore grammaticale a mio avviso grave (il famigerato “un altro” con l’apostrofo).
Soprattutto considerando che viviamo in un paese, l’Italia, dove il gap linguistico è particolarmente pronunciato.
Il tasso di persone che parlano una seconda lingua, anche solo l’inglese, è tra i più bassi in Europa (Posizione in Europa: 35 di 37 secondo EF EPI), e anche le competenze digitali, ovvero saper parlare la lingua dei computer, sono sotto la media europea (Terzultimo posto in Europa secondo Eurostat).
Fin dalle elementari i bambini passano ore a studiare le coniugazioni dei verbi, l’analisi grammaticale e tempi, talvolta anacronistici, come il passato remoto. Senza dimenticarsi che l’Italia è uno dei Paesi dove gli studenti passano più ore a scuola e fanno più compiti.
Eppure, secondo le Prove Invalsi Scuole Superiori, gli Italiani sopra i 16 anni che posseggono la piena comprensione di un testo sono appena il 7 per cento della popolazione.
E dunque, l’errore che io reputo grave, forse non lo è.
Forse è accettabile che un brand internazionale faccia una pubblicità scrivendo “un altro” con l’apostrofo o che un giornale nazionale scriva “qual è” con l’apostrofo.
Fa parte di un impoverimento linguistico sempre più diffuso che potrebbe essere causato dalla diminuzione della lettura di libri e giornali, o dal proliferare dei social media o dall’utilizzo dei correttori automatici per qualsiasi cosa scriviamo.
Il problema però non è solo quello che stiamo perdendo. Ma anche quello che non stiamo acquisendo.
Se stessimo “solo” diventando meno accurati nella scrittura, ma compensassimo con la conoscenza di molte più lingue, o la capacità di programmare fin da piccoli, potrebbe anche essere plausibile.
Sarebbe un naturale processo di evoluzione. Perdiamo competenze per acquisirne altre.
La mia impressione però è che le competenze che stiamo perdendo siano molte di più di quelle che stiamo acquisendo.
Un po’ come la storia per cui bisogna rompere le uova per fare la frittata. Diciamo che vedo le uova rotte, ma faccio più fatica a vedere la frittata.
→ Fammi sapere cosa ne pensi lasciando un commento qui.
Buona Lettura!
PS: Secondo te, la fotografia che ho messo all’inizio di questa Corrente, l’ho scattata io o l’ha fatta l’IA? Quella di due settimane fa l’aveva fatta l’IA (il 22% ha votato IO, il 78% IA… ed evidentemente si vedeva).
Sono Jacopo Perfetti, mi occupo di robot in grado di scrivere e scrivo cose che i robot non sanno (ancora) scrivere.
Qui puoi iscriverti al mio corso "Prompt, Chi Parla?"
Le immagini di questa newsletter, così come i testi della sezione “Presente” e “Passato” sono generati con l’IA. I post della sezione “Futuro” invece li ho scritti io.
/ Futuro: Intelligenza Artificiale Generativa
⭕️ Centinaia di prompt per Gemini (Nano Banana) che si trovano in questa raccolta su GitHub. [Leggi il post]
⭕️ Nuovo KREA Context: Coerenza di stile + Accuratezza dell’immagine. [Leggi il post]
⭕️ Come risparmio (almeno) 3.200 € al mese con ChatGPT. Settimana scorsa, durante una conferenza, ho fatto un test. Ho chiesto a un avvocato tra il pubblico di farmi un preventivo. [Leggi il post]
⭕️ «Le cose nuove si fanno solo con i giovani». - Mario Tchou, ingegnere alla Olivetti e inventore di Elea 9003, tra i primi computer. «Perché solo i giovani» continuava Tchou «si buttano dentro con entusiasmo, e collaborano in armonia senza personalismi e senza gli ostacoli derivanti da una mentalità consuetudinaria.» [Leggi il post]
⭕ Abbiamo aperto le iscrizioni alla classe di dicembre di “Prompt, Chi Parla?”
Abbiamo aperto le iscrizioni alla classe di dicembre di “Prompt, Chi Parla?”, dal 2022 il primo e più completo corso in Italia su Intelligenza Artificiale Generativa (da ChatGPT agli Agenti). Le date delle lezioni live saranno 15 e 17 dicembre. Qui il programma completo.
・Puoi iscriverti qui: promptdesign.it
/ Presente: Fenomeni dell’epoca corrente
⚪️ Ultra-processed Reading
(n.) Modalità di lettura tipica dell’era digitale, caratterizzata da una fruizione superficiale, rapida e frammentata dei testi.
Simile al cibo ultra-processato, l’“ultra-processed reading” offre contenuti facili da consumare ma poveri di nutrimento cognitivo ed emotivo. È una lettura che non richiede attenzione profonda né riflessione, priva di ambiguità e rischio, progettata per essere scorrevole ma intellettualmente sterile. Questo fenomeno segnala il passaggio da una lettura immersiva e formativa a una pratica meccanica e disimpegnata, alimentata da algoritmi, piattaforme e prompt, che sta riscrivendo la nostra capacità di pensare.
⚪️ Vibecession
(n.) Termine che combina “vibe” (percezione, atmosfera) e “recession” (recessione) per descrivere la discrepanza tra gli indicatori economici oggettivi positivi e il diffuso pessimismo soggettivo dei consumatori.
La Vibecession rappresenta un paradosso tutto contemporaneo: vivere in un’economia in crescita, ma percepirla come in declino. È il trionfo della soggettività sull’oggettività, dove ciò che conta non è quanto abbiamo, ma quanto fatichiamo per ottenerlo e quanto ci sembra di avere rispetto agli altri. Questa percezione negativa genera quindi una sorta di “recessione emotiva” ulteriormente alimentata dal confronto sociale, dalla memoria collettiva di tempi migliori, dalla disinformazione mediatica e dalla fatica nel mantenere il tenore di vita, piuttosto che da effettivo deterioramento delle condizioni economiche.
⚪️ Distant Writing
(n.) Pratica letteraria emergente in cui l’autore assume il ruolo di designer narrativo, progettando prompt e vincoli che guidano un’intelligenza artificiale (LLM) nella generazione di testi.
L’autore non scrive direttamente, ma orchestra, rifinisce e cura il contenuto prodotto, dando vita a una nuova forma di creatività chiamata wrAIting. Scrivere diventa così un atto di distanziamento tecnologico, un’estensione del pensiero umano mediata da strumenti sempre più sofisticati. In questo paradigma, l’autore si trasforma in meta-autore: non più chi digita parola per parola, ma chi concepisce mondi narrativi, li struttura e ne verifica la coerenza. La creatività non viene soppressa dall’AI, ma potenziata, mentre l’originalità si sposta dal testo finito al processo di design che lo genera. In un’epoca in cui anche il diritto d’autore si ripensa, la proprietà intellettuale si lega non più al testo, ma alla qualità concettuale dei prompt e delle scelte narrative.
/ Passato: Muri Filosofici e Consigli Storici
«Fate l’amore non lo scientifico»
- sui muri di Milano
Questa frase sembra il piccolo manifesto che uno studente avrebbe potuto scrivere nella pausa tra una verifica di fisica e un’interrogazione di matematica. In fondo, Nietzsche ricordava che educare significa anche imparare a diventare ciò che si è, non solo ciò che ci chiedono di essere. E l’adolescenza — con il suo disordine vitale — sfugge per natura alle griglie, alle formule, alle programmazioni settimanali.
«Fate l’amore non lo scientifico» non è quindi una fuga dalla conoscenza, ma una protesta contro la riduzione della vita a prestazione. È il desiderio di un sapere che non soffochi il mondo, ma lo apra: un invito a ricordare che, accanto alle leggi della fisica, ci sono quelle più fragili e decisive che regolano lo stare insieme.
Il contrasto diventa così quasi frommiano: l’amore come capacità di incontro contro l’apprendimento ridotto ad accumulo di informazioni. In adolescenza, dove tutto è ancora possibile, il muro sembra suggerire che ciò che davvero ci forma non sono le equazioni o le tavole periodiche, ma gli sguardi, le timidezze, le prime passioni, quelle che lasciano un’impronta più profonda di qualsiasi programma ministeriale.
Qualcosa di storico che ho letto, visto o ascoltato e che ti consiglio.
“Olivetti, l’occasione perduta” di Paolo Colombo
Il racconto dell’avventura pionieristica dell’Olivetti nel mondo dell’elettronica: un laboratorio di giovani talenti, i primi passi dell’informatica in Italia, l’invenzione dell’Elea 9300, la straordinaria realizzazione del primo personal computer – la mitica P101 – malgrado la immaturità tecnica dei primi anni ‘60.





