⭕️ Corrente #162
Gli unici due lavori che sopravviveranno all'AI.
Buongiorno!
Sempre più spesso sento consigliare a chi sta entrando nel mondo del lavoro oggi di specializzarsi in qualcosa di manuale come l’imbianchino, o il muratore o l’idraulico.
Tuttavia non penso sia un consiglio a lungo termine.
Oggi non abbiamo robot con le nostre stesse capacità manuali, ma è verosimile che tra venti o trent’anni esisteranno e allora anche lavori come l’idraulico o l’imbianchino diventeranno obsoleti.
A quel punto ci saranno solo due lavori che, a mio avviso, avranno mercato:
Costruire robot. Tra dieci o vent’anni l’attenzione, le risorse e gli investimenti che oggi abbiamo per l’IA (software) li avremo per i robot (l’hardware).
Costruire senso. Nessuna IA e nessun robot saranno mai in grado di creare senso per noi esseri umani come possiamo fare noi stessi. Creare senso vuol dire proporre esperienze significative, opere artistiche, canzoni o libri con una storia vera dietro, far vivere emozioni, generare partecipazione o diffondere concetti che muovono le masse.
Tutto il resto, tutto quello che sta nel mezzo, che sia lavoro cognitivo o manuale, è destinato a scomparire perché verrà fatto sempre di più dalle macchine.
👉 Fammi sapere cosa ne pensi di questa idea lasciando un commento qui, grazie.
Buona lettura!
PS: Secondo te, la fotografia che ho messo all’inizio di questa Corrente, l’ho scattata io o l’ha fatta l’IA? Quella della newsletter passata l’aveva fatta l’IA (il 45% ha votato IO, il 55% IA .
Sono Jacopo Perfetti, mi occupo di robot in grado di scrivere e scrivo cose che i robot non sanno (ancora) scrivere.
Qui puoi iscriverti al mio corso "Prompt, Chi Parla?"
Le immagini di questa newsletter, così come i testi della sezione “Presente” e “Passato” sono generati con l’IA. I post della sezione “Futuro” invece li ho scritti io.
/ Futuro: Intelligenza Artificiale Generativa
⭕️ Parliamo tanto di IA, ma molte aziende sono ancora ferme al fax. [Leggi il post]
⭕️ Da Digital Divide a Human Divide: come cambia il gap scolastico. Nelle scuole più esclusive d’America la tecnologia ha un peso, in termini orari, sempre minori a favore di competenze e discipline più umane e umanistiche. E questo è un grosso cambio di paradigma. Dieci anni fa era il contrario. Le scuole d’élite vantavano iPad per tutti, coding obbligatorio, laboratori STEM all’avanguardia. La tecnologia era il privilegio. Oggi i dirigenti delle Big Tech mandano i figli alla Waldorf School of the Peninsula, in piena Silicon Valley. Niente schermi fino alla terza media. Lavagne, gesso, carta e penna. [Leggi il post]
⭕️ Gli unici due lavori che sopravviveranno: creare robot o creare senso. Sempre più spesso sento consigliare a chi sta entrando nel mondo del lavoro oggi di specializzarsi in qualcosa di manuale come l’imbianchino, o il muratore o l’idraulico. Tuttavia non penso sia un consiglio a lungo termine. Oggi non abbiamo robot con le nostre stesse capacità manuali, ma è verosimile che tra venti o trent’anni esisteranno e allora anche lavori come l’idraulico o l’imbianchino diventeranno obsoleti. A quel punto ci saranno solo due lavori che, a mio avviso, avranno mercato. [Leggi il post]
⭕️ Nel mondo non è ancora stato trovato nulla che non sia computabile (ovvero potenzialmente fatto da un’IA). [Leggi il post]
⭕️ Quanto sarà strano e noioso il mondo per chi continuerà a prestare attenzione? Durante un’intervista con Joe Rogan, Matt Damon ha rivelato che Netflix chiede ai registi di «ripetere la trama tre o quattro volte nei dialoghi, perché le persone stanno al telefono mentre guardano un film». In pratica, Netflix, come altre piattaforme d’intrattenimento, si sta arrendendo alla consapevolezza che la battaglia per la nostra attenzione sia ormai perduta. [Leggi il post]
⭕️ Super utile: Possiamo collegare le app ai nostri GPTs. I GPTs (versioni personalizzate di ChatGPT) sono tra le funzioni più utili dell’universo AI. In pratica possiamo crearci degli assistenti con istruzioni e Knowledge Base personalizzate su qualsiasi task facciamo. In più possiamo anche collegarli a decine di App (Gmail, Dropbox, Canva, Asana, Figma, Zoom, Outlook...). [Leggi il post]
⭕️ Che lavoro faranno i nostri figli? La domanda a cui neanche Elon Musk sa rispondere. Elon Musk è solito avere sempre una risposta, spesso provocatoria, a qualsiasi domanda. Tranne a una. Durante un’intervista alla CNBC, quando il giornalista gli chiese che lavoro potranno fare un domani i suoi figli, Musk rimase in silenzio. Per 12 secondi. Tantissimi. Se consideriamo quanto sia raro vederlo senza parole. [Leggi il post]
⭕ Abbiamo aperto le iscrizioni alla classe di febbraio di “Prompt, Chi Parla?”
Abbiamo aperto le iscrizioni alla classe di febbraio di “Prompt, Chi Parla?”, dal 2022 il primo e più completo corso in Italia su Intelligenza Artificiale Generativa (da ChatGPT agli Agenti). Le date delle lezioni live saranno 23, 25 e 27 febbraio. Qui il programma completo.
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/ Presente: Fenomeni dell’epoca corrente
⚪️ Revenge Bedtime Procrastination
(n.) Comportamento che consiste nel ritardare deliberatamente il momento di andare a dormire per rivendicare tempo personale sottratto dalle incombenze della giornata.
Il 51% degli americani pratica questa forma di “vendetta notturna” secondo un sondaggio Amerisleep del 2025, con la Gen Z che va a letto in media alle 00:30, più tardi di qualsiasi altra generazione, e ritarda il sonno almeno quattro notti a settimana. Il termine deriva dal cinese 報復性熬夜 (bàofùxìng áoyè), letteralmente “restare svegli per ritorsione”, diffusosi durante la cultura del superlavoro in Asia orientale. È un paradosso emblematico della contemporaneità: si sacrifica il sonno, risorsa fondamentale per il benessere, per recuperare un senso di autonomia e libertà in vite percepite come interamente dedicate agli altri o al lavoro. Lo smartphone, con il suo flusso infinito di contenuti, diventa complice perfetto: il 59% dei Gen Z ammette di scrollare quando dovrebbe dormire. Una ribellione silenziosa che, ironia della sorte, rende ancora più faticoso il giorno successivo, alimentando il ciclo stesso da cui si cerca di fuggire.
Fonti: Amerisleep, Newsweek, Sleep Foundation, Johns Hopkins
⚪️ Rage Bait
(n.) Contenuto online deliberatamente progettato per suscitare rabbia e indignazione, con l’obiettivo di massimizzare engagement, traffico e visibilità algoritmica.
L’espressione ha triplicato il suo utilizzo nell’ultimo anno. A differenza del clickbait, che solletica la curiosità, il rage bait manipola le emozioni negative: un video di qualcuno che prepara una ricetta disgustosa, un’opinione volutamente provocatoria, contenuti che sembrano fatti apposta per far infuriare. Gli algoritmi delle piattaforme social premiano l’engagement indipendentemente dalla sua qualità emotiva, e la rabbia, più del piacere, spinge a commentare, condividere, reagire. Il rage bait si intreccia con il fenomeno del “rage farming”, una strategia sistematica di semina di contenuti divisivi per costruire seguito nel tempo. In un’epoca in cui l’attenzione è la valuta più preziosa, provocare indignazione è diventato un modello di business. Con il paradosso per cui, più diventiamo consapevoli di essere manipolati, più il termine stesso, “rage bait”, si diffonde come metacommento sulla nostra vulnerabilità algoritmica.
Fonti: Oxford University Press, Stanford Report, NPR, CNN, Smithsonian Magazine
/ Passato: Muri Filosofici e Consigli Storici
«La dicotomia tra “bene” e “male” non esiste»
- sui muri di Milano
Spinoza avrebbe probabilmente annuito, con quella calma disarmante che attraversa tutta l’Etica. Per lui il bene e il male non sono qualità delle cose, ma modi del nostro giudicare: chiamiamo “bene” ciò che aumenta la nostra potenza di agire, “male” ciò che la diminuisce. Non c’è un tribunale morale inscritto nella realtà, ma corpi, affetti, incontri che ci trasformano. La dicotomia crolla perché è una scorciatoia: serve più a condannare che a capire. Al suo posto, Spinoza propone qualcosa di molto più faticoso e moderno: comprendere le cause, smettere di moralizzare il mondo e iniziare a leggerlo.
Ma proprio qui si apre una crepa che Max Scheler avrebbe subito notato. Se il bene e il male non sono assoluti, il rischio non è forse quello di perdere ogni orientamento? Scheler risponde introducendo una distinzione sottile: il problema non è che i valori non esistano, ma che non sappiamo più sentirli. Il bene e il male non sono etichette astratte, bensì valori colti emotivamente, attraverso una sensibilità morale che può educarsi o atrofizzarsi. Quando tutto diventa relativo, non siamo più liberi: siamo semplicemente disorientati.
Forse allora questa scritta sul muro dice qualcosa di più inquietante di quanto sembri. Non annuncia la fine dell’etica, ma la fine delle morali semplici. Tra Spinoza e Scheler resta una domanda aperta, molto attuale: siamo davvero oltre il bene e il male, o siamo solo diventati incapaci di riconoscerli?
Qualcosa di storico che ho letto, visto o ascoltato e che ti consiglio.
“Carlo Magno” di Alessandro Barbero
Al consiglio di settimana scorsa (“Federico il Grande”) aggiungo un altro podcast, sempre di Alessandro Barbero, questa volta però su Carlo Magno.






