⭕️ Corrente #164
Per fortuna che ho fatto il Liceo Classico. È l’IA al nostro servizio o siamo noi al servizio dell’IA? 8 competenze per avvicinare i bambini all’IA. I task si automatizzano, il purpose no.
Buongiorno!
Questa settimana ho visto un’intervista a Daniela Amodei, co-founder, insieme al fratello Dario di Anthropic, di Anthropic l’azienda che ha creato Claude.
Alla domanda «Studieresti di nuovo Letteratura, oggi che esiste l’AI?» Amodei ha risposto:
«Credo che in un mondo in cui l’intelligenza artificiale sarà molto intelligente e capace di fare così tante cose, ciò che ci rende umani diventerà molto più importante, non meno importante.
Quello che intendo è questo: quando oggi assumiamo persone in Anthropic, cerchiamo grandi comunicatori, persone con un’elevata intelligenza emotiva e ottime capacità relazionali, gentili, empatiche, curiose, che vogliano aiutare gli altri. Alla fine, alle persone piace ancora interagire con altre persone. In un mondo ideale, l’AI completerà queste competenze, le renderà migliori, non peggiori.
E per tornare alla tua domanda, penso davvero che studiare le discipline umanistiche diventerà più importante che mai. Molti di questi modelli sono già molto bravi nelle materie STEM. Ma tutto ciò che ci rende unicamente umani, capire noi stessi, la storia, ciò che ci muove, resterà sempre fondamentale. E credo che la capacità di pensare in modo critico e di imparare a relazionarsi con gli altri diventerà sempre più importante in futuro, non meno»
Io non ho studiato Letteratura, ma ho fatto il Liceo Classico. E penso che oggi sia la scelta migliore che un giovane studente possa fare.
Non perché il Liceo Classico insegni strumenti “utili”. Ma perché insegna a pensare. A leggere un testo e chiedersi cosa c’è sotto. A tenere insieme complessità e rigore. A stare dentro una difficoltà senza cercare la scorciatoia.
Mi spingo a pensare che oggi studiare il greco antico sia una scelta più lungimirante rispetto a studiare inglese.
L’inglese è importante, è una commodity, bisogna saperlo parlare. Ma è solo uno strumento per comunicare. Nel giro di un paio di anni però ci sarà una tecnologia portatile in grado di tradurre in diretta quello che diciamo.
Il greco e il latino invece, sono un mondo. Ci aprono la mente, ci fanno fare domande e ci permettono di conoscere le origini della nostra cultura. E questo è qualcosa che una macchina potrà fare con più difficoltà.
Liceo Classico a parte, le persone più interessanti che ho incontrato o con cui ho avuto il piacere di condividere parti della mia vita erano e sono tutte persone aperte alla cultura. Persone che leggono molto, o studiano molto o, più in generale, che hanno passioni o progetti culturali paralleli al proprio lavoro.
Penso che più avremo a che fare con le macchine e più la cultura ci permetterà di stare dalla parte giusta: quella di chi dirà alle macchine cosa fare, e non il contrario.
Buona lettura!
PS: Secondo te, la fotografia che ho messo all’inizio di questa Corrente, l’ho scattata io o l’ha fatta l’IA? Quella della newsletter passata l’aveva fatta l’IA (il 30% ha votato IO, il 70% IA).
Sono Jacopo Perfetti, mi occupo di robot in grado di scrivere e scrivo cose che i robot non sanno (ancora) scrivere.
Qui puoi iscriverti al mio corso "Prompt, Chi Parla?"
Le immagini di questa newsletter, così come i testi della sezione “Presente” e “Passato” sono generati con l’IA. I post della sezione “Futuro” invece li ho scritti io.
/ Futuro: Intelligenza Artificiale Generativa
⭕️ È l’IA al nostro servizio o siamo noi al servizio dell’IA? Ad oggi, secondo me, l’asticella pende più sulla seconda ipotesi: siamo noi al servizio dell’IA. Pensiamo a tutto il materiale umano che è stato utilizzato per allenare l’IA che usiamo ogni giorno. Tonnellate di dati prodotti da noi esseri umani per mettere le macchine nelle condizioni di scrivere come noi, parlare come noi e pensare come noi. [Leggi il post]
⭕️ Stiamo costruendo progresso o solo complessità? Nel 1987 il premio Nobel Robert Solow scrisse che «si possono vedere i computer ovunque, tranne che nelle statistiche sulla produttività.» Da cui il celebre “Paradosso di Solow”, per cui aumenta la tecnologia ma diminuisce la produttività. Da allora è passato quasi mezzo secolo e la tecnologia è aumentata: abbiamo Internet, smartphone, cloud, automazione, intelligenza artificiale. Eppure, questo paradosso continua ad esserci. Lavoriamo di più. Siamo più stressati. Le nostre to-do list sono infinite. Il 76% dei lavoratori dichiara di aver sperimentato burnout (Gallup). In media controlliamo il telefono 186 volte al giorno (Reviews.org 2025). E passiamo 7 ore davanti a uno schermo. [Leggi il post]
⭕️ XX Secolo = 1% Ideazione e 99% Esecuzione. XXI Secolo = 99% Ideazione e 1% Esecuzione. Secondo Elon Musk, nel giro di sei anni tutti i contenuti verranno realizzati dall’intelligenza artificiale. Un’esagerazione? Forse. Ma guardando i dati, non sembra una previsione così azzardata. Nel 2020 solo il 5% dei contenuti era prodotto con l’aiuto dell’IA. Nel 2025, oltre il 52% dei contenuti online è già scritto dall’IA. C’è però un punto fondamentale da chiarire. [Leggi il post]
⭕️ 8 competenze per avvicinare i bambini all’IA. Ho scritto “avvicinare”, non “usare”, perché, dal mio punto di vista, i bambini dovrebbero stare lontani dall’IA, così come dai videogiochi, dagli smartphone e dai social, almeno fino alle medie. Però è fondamentale che arrivino a quel traguardo consapevoli. Con gli strumenti e le competenze per usare questa tecnologia al meglio. [Leggi il post]
⭕️ Politica del 1946, Tecnologia del 2046. L’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è nato nello stesso anno del Presidente degli Stati Uniti del 1997, Bill Clinton, che poi era nato nello stesso anno di quello del 2007, George W. Bush e anche di quello del 2017, ancora una volta Donald Trump. Tutti: uomini, bianchi, ricchi e... nati nel 1946. In questi trent’anni abbiamo avuto la diffusione di Internet, gli Smartphone, i Social Media e ora l’Intelligenza Artificiale Generativa. Tutte tecnologie velocissime, rivoluzionarie e in mano a giovani imprenditori che spesso, quando hanno fondato la propria startup, erano poco più che ventenni. [Leggi il post]
⭕️ L’IA è un test di maturità più per noi che per la tecnologia. Nel suo ultimo saggio, “The Adolescence of Technology”, Dario Amodei, fondatore di Anthropic, l’azienda che ha creato Claude, paragona la nostra epoca all’adolescenza della tecnologia. Un momento in cui all’umanità sta per essere consegnato un potere quasi inimmaginabile, anche se non è chiaro se i nostri sistemi sociali, politici e tecnologici abbiano la maturità per gestirlo. [Leggi il post]
⭕️ I task si automatizzano, il purpose no. In una recente intervista, Jensen Huang, CEO di NVIDIA, ha fatto una distinzione netta tra i “task”, ovvero le cose che facciamo al lavoro, e il “purpose” ovvero il motivo che ci spinge a lavorare. Scrivere codice è un task. Risolvere problemi è un purpose. Compilare report è un task. Prendere decisioni strategiche è un purpose. Rispondere alle email è un task. Costruire relazioni è un purpose. [Leggi il post]
⭕️ Storici, scrittori, docenti universitari e anche DJ: i lavori più impattati dall’IA (secondo Microsoft). Secondo una recente ricerca Microsoft, i lavori meno esposti all’impatto dell’IA sono quelli più manuali come idraulici, riparatori di tetti e operai. Mentre tra quelli più esposti ci sono i lavori che prevedono creare, processare e comunicare informazione. Traduttori, scrittori, analisti, giornalisti, PR... [Leggi il post]
⭕️ Il Super Funnel di Super Mindset. C’è un vecchio proverbio secondo cui bisogna baciare tante rane per trovare il principe azzurro. Nella creatività funziona la stessa regola: bisogna scrivere migliaia di pagine di appunti per creare un libro, servono centinaia di bozzetti per realizzare un’opera d’arte e decine di arrangiamenti prima di completare una canzone. O almeno, questo è quello che mi succede con la scrittura. [Leggi il post]
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/ Presente: Fenomeni dell’epoca corrente
⚪️ Rawdogging
(v.) Pratica di affrontare un’esperienza, originariamente un volo aereo, senza alcuna forma di intrattenimento, distrazione o stimolazione esterna.
Virale nel 2024 dopo che il londinese “West” ha documentato su TikTok un volo di sette ore guardando solo la mappa di navigazione, il termine si è espanso oltre l’aviazione: rawdogging una passeggiata significa niente podcast, rawdogging la noia significa sedersi in silenzio senza telefono. La psicologa Gloria Mark ha rilevato che l’attenzione media sugli schermi è crollata da 150 secondi nel 2004 a 47 secondi oggi. Il rawdogging emerge come controtendenza estrema: digiuni dopaminergici volontari in un’epoca di sovrastimolazione costante. Ricerche del 2025 indicano che il Default Mode Network, la rete cerebrale attiva durante il riposo, supporta creatività e problem-solving quando lasciato operare senza input. Paradosso: in una cultura dove ogni momento deve essere ottimizzato, la noia intenzionale diventa atto radicale. Critici notano però come il fenomeno rischi di trasformarsi in performance machista di ascetismo, monaci medievali con account TikTok.
Fonti: TikTok/@west, BBC, Forbes, The Week, Gloria Mark research
⚪️ Main Character Energy
(n.) Atteggiamento che consiste nel percepire e presentare la propria vita come narrazione cinematografica di cui si è indiscusso protagonista.
Virale dal 2020 attraverso video TikTok di giovani donne che “romanticizzavano” la propria quotidianità, l’hashtag #MainCharacter ha accumulato oltre 4,7 miliardi di visualizzazioni. Merriam-Webster definisce il termine come “fiducia drammatica in sé stessi” o, negativamente, “eccessiva importanza attribuita a sé”. Una ricerca indica che il 58% degli adolescenti fantastica regolarmente in terza persona sulla propria vita. Il fenomeno riflette l’influenza dei social media sulla costruzione identitaria: quando l’esistenza viene costantemente documentata e curata per un pubblico, la vita diventa performance e il sé un personaggio. Paradosso: mentre “main character energy” può funzionare come strumento di empowerment e autoaffermazione, rischia di degenerare in narcisismo performativo dove gli altri sono relegati a “NPC” (personaggi non giocanti) nel proprio film personale. Nel 2025 emerge la controtendenza: “background energy”, la scelta consapevole di non essere sempre al centro, di esistere come parte della scena anziché come suo fulcro.
Fonti: Merriam-Webster, TikTok trends, Psychology Today, Cleveland Clinic
/ Passato: Muri Filosofici e Consigli Storici
«Lo senti, il silenzio? Quello del grido sommesso, quello che si fa nodo in gola. Il silenzio dell’attesa, e anche quello che conclude.»
- sui muri di Roma
Blaise Pascal distingueva tra il frastuono del divertissement e quel silenzio che ci mette a nudo. Non abbiamo paura del rumore, ma di ciò che il silenzio lascia emergere: la nostra finitezza. Il “grido sommesso” è forse proprio questo: la consapevolezza che, quando tutto tace, restiamo soli con le domande ultime.
Il silenzio dell’attesa è il contrario della distrazione: è lo spazio in cui non possiamo fuggire. E quello che conclude? Forse è il momento in cui smettiamo di scappare e iniziamo ad ascoltare davvero. Non sempre il silenzio consola; a volte giudica. Ma senza quel giudizio interiore non c’è verità.
Qualcosa di storico che ho letto, visto o ascoltato e che ti consiglio.
“The What on Earth? Wallbook Timeline of Big History” di Christopher Lloyd (autore), Andy Forshaw (illustratore)
Una mappa del tempo lunga due metri che, partendo dal Big Bang, ripercorre tutta la nostra storia.







C'è un focus sempre maggiore sulle cosiddette "soft skill" e trovo che sia una cosa bellissima. Dopo decenni in cui le abbiamo citate a vanvera un po' ovunque forse è la volta buona che iniziamo a dargli il giusto peso. Speriamo se ne accorgano anche le aziende...