⭕️ Corrente #176
Il Papa, la Comunione, l'AI e lo smartphone. 5 semplici modi per personalizzare CLAUDE e usarla come nessun altro la usa.
Buongiorno!
Come probabilmente avrai letto, Papa Leone XIV ha dedicato la sua prima enciclica all’intelligenza artificiale, o meglio alla magnificenza dell’umanità ai tempi dell’IA.
Nella lettera tocca molti punti rilevanti - dalla non neutralità della tecnologia alla necessità di proteggere la conoscenza umana - in maniera molto lucida e attuale. Un passaggio in particolare mi ha colpito. Il paragrafo 98 del terzo capitolo:
È opportuno premettere due considerazioni: la prima è che qualsiasi affermazione sull’IA rischia di diventare obsoleta in breve tempo, data l’impressionante velocità di sviluppo di questi sistemi. La seconda è che tutti noi, compresi coloro che li progettano, conosciamo poco del loro effettivo funzionamento. Le moderne intelligenze artificiali sono infatti più “coltivate” che “costruite”: gli sviluppatori non ne progettano direttamente ogni dettaglio, bensì creano un’architettura sulla quale l’IA “cresce”. Di conseguenza, aspetti scientifici fondamentali – come le rappresentazioni interne e i processi computazionali di questi sistemi – rimangono al momento sconosciuti. Si manifesta pertanto l’urgenza di un duplice impegno: da un lato, un approfondimento della ricerca scientifica, dall’altro, un esercizio di discernimento morale e spirituale.
Questa idea di una tecnologia “coltivata” e non “costruita” è essenziale per comprendere i rischi e i possibili sviluppi dell’Intelligenza Artificiale Generativa, che essendo appunto “generativa” genera, crea collegamenti, prende decisioni anche in maniera autonoma, utilizzando pattern e ragionamenti che prescindono dal nostro controllo.
Restando sul tema tecnologia e religione, questo lunedì ho condiviso su Linkedin e su Instagram un post sull’assurdità - a mio avviso - di regalare lo smartphone alla Prima Comunione.
Qual è il senso? Perché un bambino o una bambina di nove anni dovrebbe avere bisogno di uno smartphone?
Non ha bisogno di fare chiamate, o se proprio deve, può usare il telefono di casa o quello dei genitori.
Non ha bisogno di andare sui Social Media, perché - spero - a nove anni non ha un profilo Instagram, TikTok o WhatsApp.
Non ha bisogno di app come Google Maps o Uber perché non gira da solo per la città.
Non ha bisogno di essere sempre reperibile, controllare il calendario, leggere messaggi o notifiche, mandare email, cercare informazioni in tempo reale, fare video call... Per il semplice motivo che ha nove anni. Avrà tutta la vita per vivere sempre connesso.
E quindi se non ne ha bisogno, regaliamo uno smartphone ai nostri figli perché ha senso farlo o solo perché lo fanno tutti?
▸ Fammi sapere cosa ne pensi lasciando un commento su Linkedin oppure su Instagram.
Buona lettura!
PS: Secondo te, la fotografia che ho messo all’inizio di questa Corrente, l’ho scattata io o l’ha fatta l’IA? Quella della newsletter passata l’avevo fatta IO (il 65% ha votato IA, il 35% IO - e un po’ ci sono rimasto male…).
Sono Jacopo Perfetti, mi occupo di robot in grado di scrivere e scrivo cose che i robot non sanno (ancora) scrivere.
Qui puoi vedere i miei corsi su Intelligenza Artificiale Generativa.
Le immagini di questa newsletter, così come i testi della sezione “Presente” e “Passato” sono generati con l’IA. I post della sezione “Futuro” invece li ho scritti io.
In Prompt Design abbiamo lanciato “Claude Per Tutti” un corso on demand 100% dedicato all’IA ad oggi più potente, etica e agentica: Claude.
Claude è l’IA che uso di più ed è fantastica. Per farti capire il potenziale, qui trovi una lista di cose che ho generato con Claude in un mese. (Costo totale: 15 €).
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/ Futuro: Intelligenza Artificiale Generativa
5 semplici modi per personalizzare CLAUDE e usarla come nessun altro la usa.
Claude, come ChatGPT, sta diventando una commodity. Tutti ce l’hanno. In pochi la usano in tutto il suo potenziale.
Il modo più efficace di usare l'IA è personalizzarla, ovvero insegnare alla macchina chi siamo: il nostro metodo, i nostri processi, il nostro stile.
Per farlo possiamo:
1- Attivare la memoria.
“Settings” > “Capabilities” > “Memory”. Si abilitano la memoria tra chat e quella generale. Da qui Claude ricorda come lavoriamo e adatta ogni risposta.
2- Generare skill su misura.
Apriamo una chat e chiediamo a Claude di costruire una skill, una vera e propria competenza, che segua il nostro processo o il nostro stile. Le troviamo in “Customize” > “Skills” e la macchina le richiama da sola quando servono o possiamo richiamarle noi digitando lo slash (/) nella chat.
3- Connettere le nostre app.
“Customize” > “Connectors” > “Connect your apps”. Gmail, Calendar, Zoom, Drive. Claude smette di vivere in una finestra separata e inizia a lavorare dentro gli strumenti che usiamo ogni giorno.
4- Creare Projects. “Projects” > “New Project”.
Ogni progetto ha istruzioni dedicate, file di riferimento, memoria locale. Uno per il lavoro, uno per la scrittura, uno per i clienti. Niente più contesto da spiegare ogni volta.
5- Scrivere le “Instructions for Claude”.
“Settings” > “General” > “Instructions for Claude”. Le regole generali che la macchina deve sempre rispettare: tono, lingua, formati, cosa evitare. Valgono in ogni chat.
Tutte queste funzioni sono disponibili anche nell’abbonamento base e per impostarle richiedono, solo la prima volta, circa trenta minuti. Ma fanno tutta la differenza.
Una nuova tecnologia richiede una nuova mentalità.
Nel mio ultimo libro, scritto insieme a Federico Favot “Super Mindset” condivido 44 competenze 100% umane per diventare insostituibili nell’era dell’IA. Lo trovi su Amazon in versione eBook e cartaceo con la doppia coperta flessibile e rigida (bellissima!).
🇮🇹 Qui la versione in italiano. 🇬🇧 Qui la versione in inglese.
/ Presente: Fenomeni dell’epoca corrente
⚪️ Act Your Wage
(n.) Imperativo culturale - e comportamento lavorativo - che invita i dipendenti a calibrare il proprio impegno esattamente al livello della retribuzione ricevuta, rifiutando di sovraperformare senza adeguato riconoscimento economico.
Emerso nel 2022-2023 come evoluzione del quiet quitting, il concetto “Act Your Wage” stabilisce esplicitamente che lo sforzo debba essere proporzionale alla paga. La logica è economicamente stringente: se un’azienda non remunera il talento oltre il minimo, il talento non offrirà prestazioni oltre il minimo. Il trend ha trovato terreno fertile su TikTok e LinkedIn, dove lavoratori di ogni settore discutono apertamente di confini, valorizzazione e rifiuto della cultura del sacrificio aziendale. Il fenomeno ha radici nel concetto di reciprocità nelle relazioni di lavoro (Akerlof, 1982), ma si è radicalmente democratizzato via social. Attribuirlo a una specifica “etica generazionale” è però un’interpretazione che eccede l’evidenza disponibile: le motivazioni individuali restano eterogenee. Per le aziende, rimane comunque una sfida al paradigma del dipendente “engaged” che lavora oltre le aspettative per identificazione con la missione aziendale.
Fonti: eLearning Industry - World Economic Forum
⚪️ Tipflation
(n.) Espansione delle richieste di mancia in contesti dove prima non era attesa, spesso resa possibile da nuovi strumenti di pagamento.
La Tipflation non è solo “mance più alte”, è anche “mance ovunque”: caffetterie, take-away, retail, servizi rapidi. La tecnologia gioca un ruolo: il momento del pagamento diventa una micro-scelta morale pubblica, spesso con percentuali suggerite che spostano l’ancoraggio. Le ricerche mostrano un panorama confuso: molte persone dichiarano incertezza su quando e quanto lasciare, e una parte crescente prova fastidio verso l’aspettativa. Culturalmente, la Tipflation è una finestra sulla precarietà: quando i salari sono bassi, la mancia diventa integrazione; quando è richiesta ovunque, diventa tassazione emotiva. Il risultato può essere “tipping fatigue’: il gesto di gratitudine si trasforma in attrito.
Fonti: Pew Research Center - Cambridge Dictionary Blog
/ Passato: Muri Filosofici e Consigli Storici
«Burn your local jail»
- sui muri di Milano
Una frase che suona come uno slogan anarchico, ma forse parla prima di tutto di interiorità. “La tua prigione locale” non è soltanto il carcere, la caserma, l’ufficio, la famiglia, la provincia, il quartiere. È quella zona minima e quotidiana in cui abbiamo imparato a obbedire senza più accorgercene. Per questo viene subito in mente Michel Foucault: non perché ogni regola sia automaticamente oppressione, ma perché il potere, per Foucault, non abita solo nei grandi palazzi dello Stato. Circola nei gesti, nelle abitudini, nelle istituzioni minute, nei corpi addestrati. La prigione più efficace è quella che smettiamo di vedere come prigione.
Ma “brucia” è un verbo pericoloso. Ha dentro la rabbia e la liberazione, il falò e il rogo. Qui allora vale la pena chiamare in causa Max Stirner, quando invita l’individuo a non farsi possedere dalle “idee fisse”: la Patria, la Morale, la Società, il Dovere, tutte quelle parole maiuscole che finiscono per vivere al posto nostro. Bruciare la prigione locale potrebbe significare proprio questo: non distruggere il mondo, ma smettere di venerare le gabbie che abbiamo arredato con gusto.
La parte più interessante, però, è “locale”. Non dice: brucia il sistema. Dice: comincia da lì, dal tuo metro quadrato di servitù volontaria. In fondo Étienne de La Boétie lo aveva capito già nel Cinquecento: il potere regge anche perché qualcuno, ogni giorno, gli presta obbedienza. Forse il muro non ci sta invitando all’incendio, ma a una domanda più scomoda: qual è la piccola prigione che difendo perché ormai la chiamo casa?
Qualcosa di storico che ho letto, visto o ascoltato e che ti consiglio.
“The Greatest Night in Pop” di Bao Nguyen
In una notte di gennaio del 1985, le più grandi star della musica si riunirono per registrare “We Are the World”. Questo documentario racconta il dietro le quinte di quello storico evento.







