⭕️ Corrente #177
Accaniti a vivere e volare. Sei modi per evitare che l'IA inventi, errori da Ministero dell’Istruzione, se inizi a usare ora ChatGPT, sei già 40 anni in ritardo, Opus 4.8.
Buongiorno!
L’IA, lo dico per esperienza, permette di dare forma a molte delle nostre idee in una frazione del tempo che sarebbe stato necessario in passato.
Progetti, libri, articoli, video, canzoni, prodotti, servizi, app, grafiche, immagini, strategie, documenti.
Tutto scorre velocissimo. Talmente veloce che a volte viene da domandarsi il senso di ciò che stiamo producendo. Viene in mente Peter Drucker, secondo cui non c’è nulla di più inutile che fare in modo efficiente ciò che non dovrebbe essere fatto affatto.
L’IA mette l’efficienza. Ma il senso di quello che facciamo resta in capo a noi. E ogni tanto, in questo inarrestabile flusso creativo, anche io mi domando perché produrre tutto quello su cui lavoro ogni giorno.
Poi, passeggiando per le vie di Milano, capita di imbattersi nel muro che trovi alla fine di questa newsletter: «Siamo accaniti a vivere e a volare».
E allora forse il senso è proprio lì. In quell’accanimento a vivere e volare. Perché non c’è nulla che faccia sentire più vivi del dare forma alla nostra creatività. Anche quando, apparentemente, non ha senso.
Buona lettura!
PS: Secondo te, la fotografia che ho messo all’inizio di questa Corrente, l’ho scattata io o l’ha fatta l’IA? Quella della newsletter passata l’aveva fatta l’IA (il 45% ha votato IA, il 55% IO).
Sono Jacopo Perfetti, mi occupo di robot in grado di scrivere e scrivo cose che i robot non sanno (ancora) scrivere.
Qui puoi vedere i miei corsi su Intelligenza Artificiale Generativa.
Le immagini di questa newsletter, così come i testi della sezione “Presente” e “Passato” sono generati con l’IA. I post della sezione “Futuro” invece li ho scritti io.
In Prompt Design abbiamo lanciato “Claude Per Tutti” un corso on demand 100% dedicato all’IA ad oggi più potente, etica e agentica: Claude.
Claude è l’IA che uso di più ed è fantastica. Per farti capire il potenziale, qui trovi una lista di cose che ho generato con Claude in un mese. (Costo totale: 15 €).
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/ Futuro: Intelligenza Artificiale Generativa
⭕️ Sei modi per evitare che l’IA inventi. [Leggi il post]
⭕️ Questa breve mail, inviata dalla Direzione generale per l’innovazione digitale per conto del Ministero dell’Istruzione, contiene quattro errori (tra cui una “è” senza accento). Ma come stupirsi, del resto? Viviamo in un Paese dove tanto le competenze linguistiche quanto quelle digitali sono drammatiche. [Leggi il post]
⭕️ Se inizi a usare ora ChatGPT, sei già quarant’anni in ritardo. Se vogliamo usare l’IA, dobbiamo prima cambiare mentalità. Avere una mentalità più curiosa e intraprendente, che ci porti a cliccare su quel “+” vicino alla scritta “Fai una domanda”. Perché è proprio in quel “+” che si trova l’IA: ricerche approfondite, agenti che lavorano per noi, immagini e tutto quello che la macchina può generare. Fare domande a ChatGPT era quello che si poteva fare nel 2022. Oggi siamo nel 2026. Sono passati quattro anni, che per l’IA valgono come quaranta. Quindi, se usiamo ancora ChatGPT come si usava nel 2022, senza skill, GPT e agenti, allora siamo quarant’anni in ritardo. [Leggi il post]
⭕️ È uscito Claude Opus 4.8: il modello più “onesto” di tutti. [Leggi il post]
Una nuova tecnologia richiede una nuova mentalità.
Nel mio ultimo libro, scritto insieme a Federico Favot “Super Mindset” condivido 44 competenze 100% umane per diventare insostituibili nell’era dell’IA. Lo trovi su Amazon in versione eBook e cartaceo con la doppia coperta flessibile e rigida (bellissima!).
🇮🇹 Qui la versione in italiano. 🇬🇧 Qui la versione in inglese.
/ Presente: Fenomeni dell’epoca corrente
⚪️ Greedflation
(n.) Termine - per natura polemico e oggetto di dibattito economico - che indica l’ipotesi secondo cui una quota dell’inflazione recente sia stata amplificata dall’aumento dei margini di profitto aziendali oltre i costi, grazie a potere di mercato e contesto favorevole.
Greedflation è una parola utile proprio perché rende nominabile una sospettata asimmetria tra prezzi e costi, ma la causalità di tale dinamica è contestata tra gli economisti e varia per Paese e periodo. Nel dibattito europeo, istituzioni e ricercatori discutono l’ipotesi di una spirale “profitto-salari-prezzi”, alternativa alla classica spirale salari-prezzi. Alcuni lavori accademici provano a modellare il concetto, mostrando come l’incertezza sui prezzi e il potere di mercato possano sostenere mark-up più alti. Culturalmente, la parola segnala un cambio di morale economica: il consumatore non si sente solo vittima del ciclo, ma di strategie aziendali. E nelle conversazioni pubbliche diventa un frame: quando i prezzi salgono, la domanda non è più solo “quanto costa”, ma “chi ci guadagna”.
Fonti: Collins Dictionary - Financial Times
⚪️ Subscription fatigue
(n.) Saturazione e stanchezza verso l’accumulo di abbonamenti (streaming, software, servizi) percepiti come troppi, costosi o difficili da gestire e cancellare.
Per anni gli abbonamenti sono stati venduti come comodità. La “fatigue” arriva quando l’elenco si allunga e i costi si sommano, soprattutto in periodi di pressione sul reddito disponibile. Nei dati sullo streaming, la stanchezza si manifesta come churn e rotazione: si attiva un servizio per una serie, poi si cancella, poi si torna. Il fenomeno è anche normativo e tecnico: se cancellare è difficile, aumenta la frustrazione e cresce la percezione di trappola. Culturalmente, la Subscription fatigue è un ritorno del desiderio di proprietà o di semplicità: meno servizi, ma più controllo. E rende visibile un punto critico del capitalismo digitale: l’utente non è più cliente occasionale, è “ricorrenza” da trattenere.
Fonti: YouGov - BRG (Berkeley Research Group)
/ Passato: Muri Filosofici e Consigli Storici
«Siamo accaniti a vivere e a volare»
- sui muri di Milano
Di questo muro colpisce quel termine: “accaniti”. Non dice semplicemente: vogliamo vivere. Dice: insistiamo. Ci ostiniamo. Continuiamo anche quando vivere sembra una pratica irragionevole, quasi una testardaggine biologica e metafisica. E allora viene in mente Spinoza, quando nell’Etica parla del conatus: ogni cosa, per quanto è in sé, si sforza di perseverare nel proprio essere. Non viviamo perché abbiamo prima trovato una ragione per farlo; spesso troviamo ragioni perché, più profondamente, siamo già dentro questo sforzo di esistere.
Ma poi c’è il volo. E il volo cambia tutto. Perché vivere potrebbe bastare alla pianta, all’animale, al corpo che resiste. Invece l’essere umano vuole anche sollevarsi, prendere distanza, disobbedire alla gravità. Qui il pensiero corre a Gaston Bachelard, che nell’immaginazione dell’aria vedeva una delle forme più potenti del desiderio umano: non solo muoversi nello spazio, ma alleggerirsi, diventare altro, abitare una verticalità interiore.
“Siamo accaniti a vivere e a volare” allora non è una frase ingenuamente ottimista. È più tragica e più bella. Dice che siamo creature ferite dalla terra ma non rassegnate al suolo. Sappiamo che si cade, e proprio per questo inventiamo ali, scale, sogni, amori, aeroplani, poesie. Vivere è il nostro istinto. Volare è la nostra protesta.
Qualcosa di storico che ho letto, visto o ascoltato e che ti consiglio.
“L’ora più buia” (Darkest Hour) di Joe Wright.
Un film biografico che segue le vicende del Primo ministro britannico Winston Churchill, interpretato da Gary Oldman, nei primi mesi della seconda guerra mondiale, dalle dimissioni del Primo Ministro inglese Neville Chamberlain all’operazione Dynamo.







