⭕️ Corrente #180
I nostri figli sono cognitivamente meno capaci di quanto lo fossimo noi alla loro età. 6 trucchi per usare Claude più a lungo. Fable, speriamo di rivederci presto.
Buongiorno!
Questa settimana mi sono imbattuto in un intervento tenuto dal dott. Jared Cooney Horvath, che dovrebbe farci riflettere sull’urgenza di adattare la tecnologia alla formazione, e non la formazione alla tecnologia.
Secondo Horvath, la Gen Z è la prima generazione nella storia moderna a ottenere risultati peggiori della precedente in molte delle principali misure cognitive considerate: attenzione di base, memoria, alfabetizzazione, calcolo, funzioni esecutive e persino quoziente intellettivo generale. E questo nonostante questa generazione frequenti la scuola più a lungo di quanto facessimo noi.
Che cosa è successo?
La causa di questo declino sembra risiedere anche negli strumenti che stiamo usando per insegnare dentro le scuole. Guardando i dati raccolti in ottanta Paesi, si osserva che quando la tecnologia digitale viene adottata su larga scala nelle scuole, il rendimento tende a calare in modo significativo.
I ragazzi che usano il computer circa cinque ore al giorno a scuola per finalità di apprendimento ottengono punteggi inferiori di oltre due terzi rispetto ai ragazzi che a scuola usano raramente la tecnologia, o non la usano affatto.
Tutte le ricerche accademiche dal 1962 raccontano la stessa storia: quando la tecnologia entra nell’educazione, l’apprendimento diminuisce.
Non è che la tecnologia non venga usata abbastanza bene. Non è che non siamo stati formati abbastanza. Non è che servano programmi migliori.
Il punto è che ci siamo evoluti biologicamente per imparare da altri esseri umani, non dagli schermi. E gli schermi aggirano quel processo.
Invece di decidere che cosa vogliamo che i nostri figli sappiano fare e orientare l’educazione verso quell’obiettivo, stiamo ridefinendo l’educazione per adattarla meglio allo strumento.
Questo però non è progresso. È arrendersi alla tecnologia.
Nelle scuole non importa la dimensione dello schermo. Può essere un telefono, un laptop o un computer fisso.
Tutte queste cose danneggeranno comunque l’apprendimento. E questo, a sua volta, danneggerà lo sviluppo cognitivo dei nostri figli, proprio nel momento in cui abbiamo bisogno che siano più intelligenti di noi.
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Buona lettura!
PS: Secondo te, la fotografia che ho messo all’inizio di questa Corrente, l’ho scattata io o l’ha fatta l’IA? Quella della newsletter passata l’avevo fatta l’IO (il 63% ha votato IA, il 37% IO - che smacco).
Sono Jacopo Perfetti, mi occupo di robot in grado di scrivere e scrivo cose che i robot non sanno (ancora) scrivere.
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‣ “Super Mindset” è il mio ultimo libro su come usare l’IA con la giusta mentalità.
Le immagini di questa newsletter, così come i testi della sezione “Presente” e “Passato” sono generati con l’IA. I post della sezione “Futuro” invece li ho scritti io.
/ Futuro: Intelligenza Artificiale Generativa
⭕ 6 trucchi per usare Claude più a lungo. Claude è l’IA più evoluta che abbiamo oggi a disposizione. Ma è anche quella che consuma più token. E con il limite per “sessione corrente” - la finestra mobile di 5 ore che si somma ai limiti settimanali - è facile ritrovarsi bloccati proprio sul più bello. In più i limiti (5 ore + settimanali) sono condivisi tra Claude.ai, Claude Code e Cowork. Se ne consumiamo in uno, li togliamo agli altri. Ecco perché vale la pena adottare qualche accortezza. [Leggi il post]
⭕ I nostri figli sono cognitivamente meno capaci di quanto lo fossimo noi alla loro età. Il motivo? Quando la tecnologia entra nell’educazione, l’apprendimento diminuisce. [Leggi il post]
⭕ Dopo averci fatto intravedere il futuro per qualche giorno, Fable 5 è stato ritirato dal mercato in seguito a un’ordinanza del governo degli Stati Uniti, che ritiene il modello un potenziale rischio per la sicurezza nazionale. [Leggi il post]
⭕ Un domani ci saranno due tipologie di persone: chi sceglierà di pensare e chi rinuncerà a farlo. [Leggi il post]
Claude è l’IA che uso di più ed è fantastica. Per farti capire il potenziale, qui trovi una lista di cose che ho generato con Claude in un mese. (Costo totale: 15 €). Se invece la vuoi usare al meglio, su “Claude Per Tutti” trovi 54 lezioni per passare da zero a esperto con Claude.
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/ Presente: Fenomeni dell’epoca corrente
⚪️ Underconsumption core
(n.) Estetica e pratica social che celebra il “consumare meno’: usare fino in fondo, riparare, riutilizzare, comprare second-hand, in contrasto con i contenuti di acquisto compulsivo.
L’espressione “core” segnala identità: non è solo comportamento, è appartenenza estetica e morale. L’Underconsumption core cresce in un contesto di inflazione e stanchezza verso i contenuti iper-commerciali, ed è spesso raccontato come risposta alla pressione di “comprare per esistere online”. Nei video tipici appaiono oggetti usati e non perfetti: scarpe consumate, make-up ridotto all’essenziale, armadi ripetuti. Culturalmente, è interessante perché può ribaltare il prestigio dell’abbondanza: la prova di status diventa la capacità di resistere al marketing. Allo stesso tempo, questa lettura come anticonsumismo strutturale non è universale: per molti praticanti si tratta prevalentemente di un’estetica o di contenuto performativo. Resta la tensione fondamentale: anche l’anti-consumo può diventare trend e quindi consumo di contenuti.
Fonti: ABC News (Australia) - Wikipedia
⚪️ Climateflation
(n.) Pressione inflazionistica generata dai costi della crisi climatica (eventi estremi, impatti su energia e filiere) e dalla transizione energetica.
Il termine entra nel dibattito economico europeo con l’idea che il cambiamento climatico produca shock persistenti, soprattutto su energia, agricoltura e infrastrutture. Le dinamiche sono molteplici: da un lato eventi estremi che riducono offerta e aumentano prezzi; dall’altro investimenti e riconfigurazioni industriali che possono creare pressioni nel breve periodo. La Climateflation è culturalmente importante perché sposta la percezione del clima: non è un futuro lontano, è una voce nello scontrino e nella bolletta. E politicamente è esplosiva: se la transizione viene percepita come cara e ingiusta, cresce il rischio di backlash. Per questo il termine è anche un invito: progettare politiche climatiche che proteggano i più vulnerabili, altrimenti il consenso evapora.
Fonti: European Central Bank - European Central Bank
In Prompt Design abbiamo lanciato “Scriver-AI”, un corso on-demand (puoi guardarlo quando vuoi) con 46 lezioni (per un totale di 14 ore, 19 minuti e 21 secondi - se ChatGPT ha fatto bene i conti…), che ti insegna prima a scrivere bene, poi a scrivere ancora meglio con l’AI.
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/ Passato: Muri Filosofici e Consigli Storici
«Fanculo le feste»
- sui muri di Milano
Una frase trovata su un muro in Via Tortona, epicentro delle feste milanesi e di tutte quelle week che intasano le vie della città. Ed ecco allora che questa frase suona come una piccola rivolta contro l’imperativo contemporaneo della felicità visibile. Perché oggi la festa non è quasi mai solo festa: è presenza, networking, foto, stories, performance del sé. Bisogna esserci, sembrare leggeri, mostrarsi desiderabili, consumare l’allegria come un dovere sociale.
Qui tornerebbe utile Byung-Chul Han, quando descrive la nostra come una società della prestazione: non siamo più soltanto costretti da divieti esterni, ma ci obblighiamo da soli a essere attivi, comunicativi, interessanti, sempre disponibili. Anche il divertimento diventa produttivo. Anche la notte libera finisce per assomigliare a un turno di lavoro dell’identità.
Ma “Fanculo le feste” potrebbe piacere anche a Pascal, che nei Pensieri chiamava “divertissement” quel continuo distrarsi con cui gli esseri umani evitano di stare davanti a sé stessi. La festa, allora, non è il problema in quanto tale. Il problema nasce quando diventa anestesia, rumore necessario, fuga organizzata dal silenzio.
Qualcosa di storico che ho letto, visto o ascoltato e che ti consiglio.
Oggi ti consiglio due podcast della storia contemporanea, che ascoltati insieme fanno riflettere:
La puntata 13 di “Conversazioni sull’America”, del prof. Mario Del Pero e di Riccardo Alcaro che racconta come da quando Donald Trump si è re-insediato alla Casa Bianca, i casi in cui il presidente e la sua famiglia sono sembrati usare la colossale influenza che discende dal potere politico per promuovere i propri interessi privati e più in generale per costruire un sistema di favori e punizioni teso a generare fedeltà si sono accumulati con rapidità impressionante.
L’ultima puntata del podcast “Altre/Storie Americane” di Mario Calabresi e Marco Bardazzia, “Trump, 80 anni di Luna Park” che ripercorre gli ottant’anni di Donald Trump.







