⭕️ Corrente #182
Uno tsunami supersonico ci investirà tutti? E quindi, cosa posso fare?
Buongiorno!
Uso l’Intelligenza Artificiale Generativa dal 2020, e dal 2020 ogni giorno esce una novità - piccola o grande - che mi pone sempre di fronte alla stessa domanda: cosa posso fare ora?
È una domanda doppia.
Cosa posso fare io che un’IA non possa fare, o non potrà fare nel giro di pochi anni? Ma anche: cosa posso fare con questa tecnologia che prima non avevo le risorse o le competenze per fare?
Sono due domande tanto stimolanti quanto faticose.
Stimolanti perché mi portano a mettere sempre in discussione il modo in cui lavoro e i miei progetti. Faticose perché mettersi sempre in discussione non è facile.
L’ho sempre fatto. Come professionista mi sono reinventato di continuo. Ma con l’IA si va a una velocità che talvolta sembra quasi vertiginosa.
Ieri per esempio è uscito (o meglio è tornato) Fable, l’ultimo modello di Claude. Incredibile. Vertiginoso appunto. Ed ecco allora che torna la domanda: cosa posso fare ora?
Buona lettura!
PS: Secondo te, la fotografia che ho messo all’inizio di questa Corrente, l’ho scattata io o l’ha fatta l’IA? Quella della newsletter passata l’avevo fatta l’IO (il 48% ha votato IA, il 52% IO).
Sono Jacopo Perfetti, mi occupo di robot in grado di scrivere e scrivo cose che i robot non sanno (ancora) scrivere.
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Le immagini di questa newsletter, così come i testi della sezione “Presente” e “Passato” sono generati con l’IA. I post della sezione “Futuro” invece li ho scritti io.
/ Futuro: Intelligenza Artificiale Generativa
Partiamo dal presupposto che la combinazione Elon Musk più Peter H. Diamandis è piuttosto esplosiva.
Diamandis è uno degli imprenditori e futurologi più estremi quando si parla di previsioni sui prossimi anni. Elon Musk… lo conosciamo: l’uomo più ricco del mondo, uno degli imprenditori più visionari del nostro tempo e, soprattutto, qualcuno che tende a lavorare sempre al limite tra scienza e fantascienza.
Nella sua newsletter di settimana scorsa, Diamandis prova a raccontare come potrebbero essere i prossimi sessanta mesi. Cinque anni. Un orizzonte temporale abbastanza vicino da riguardarci tutti, ma abbastanza lungo da contenere cambiamenti enormi.
Musk lo ha definito un “supersonic tsunami”, uno tsunami supersonico: un’onda così grande e così veloce che, quando la senti arrivare, probabilmente ti ha già travolto.
Secondo Diamandis, il punto di partenza è il crollo del costo dell’intelligenza. L’AI sta diventando più potente e, allo stesso tempo, molto più economica.
E se l’intelligenza diventa quasi gratuita, cambia il valore di tutto ciò che si basa sul “sapere qualcosa che gli altri non sanno”. In altre parole, il vantaggio competitivo non sarà più possedere informazioni, ma sapere dove indirizzare questa nuova intelligenza.
Diamandis collega questo scenario alla corsa verso l’AGI, l’intelligenza artificiale generale, e poi verso l’ASI, l’intelligenza artificiale superiore alla somma dell’intelligenza umana che secondo diverse previsioni dovrebbe arrivare tra il 2027 e il 2031. E quando l’AI sarà in grado di migliorare se stessa, la velocità del progresso potrebbe diventare difficile da comprendere con le categorie attuali.
Da qui parte la parte più ottimista, e insieme più destabilizzante, della visione di Diamandis.
Se applichiamo questa intelligenza a matematica, fisica, chimica e biologia, potremmo comprimere secoli di scoperte in pochi anni. Nuovi materiali, farmaci personalizzati, batterie migliori, cure più precise, diagnosi anticipate, progressi enormi nella longevità. Il collo di bottiglia non sarebbe più trovare idee o formulare ipotesi, ma testarle nel mondo fisico: costruire laboratori, fabbricare chip, produrre energia, muovere atomi alla stessa velocità con cui l’AI muove bit.
A questo si aggiungono film su misura, con il cast, la lingua, il tono e la trama che preferiamo, ma anche il proliferare di persone digitali: potremo parlare con una simulazione di Einstein, con un filosofo antico, con una celebrità o con un tutor personalizzato per ogni bambino del pianeta.
E poi ci sono i robot umanoidi. Qui i numeri diventano quasi surreali: robot da 10.000 a 20.000 dollari entro il 2030, finanziabili per poche centinaia di dollari al mese, capaci di lavorare senza dormire. Musk immagina tra 100 milioni e un miliardo di robot umanoidi entro il 2031. Se anche solo una frazione di questa previsione si realizzasse, il lavoro fisico subirebbe la trasformazione più profonda dalla rivoluzione agricola e industriale.
E i trasporti. Robotaxi, veicoli autonomi, droni, eVTOL e mobilità a bassissimo costo potrebbero ridisegnare le città. Se spostarsi costa pochi centesimi al miglio e durante il viaggio possiamo lavorare, dormire o studiare, vivere vicino all’ufficio perde valore. I parcheggi diventano spazio urbano liberabile. Le periferie cambiano significato. La geografia economica delle città potrebbe essere riscritta.
Tutto questo potrebbe portare a un’economia globale che potrebbe espandersi fino a dieci volte nel giro di dieci anni, spinta dalla combinazione di intelligenza quasi gratuita, robotica, automazione e scoperte scientifiche accelerate. Musk parla addirittura di un’economia da oltre un quadrilione di dollari.
È una previsione estrema, certo. Ma il punto interessante non è stabilire se il numero sia esatto. Il punto è capire la direzione: se l’intelligenza diventa abbondante, se i robot portano abbondanza nel mondo fisico, se la ricerca accelera e se il costo di molti beni e servizi crolla, allora la crescita economica potrebbe assumere forme che oggi facciamo fatica a immaginare.
La domanda finale di Diamandis - cui avevo dedicato la prima edizione di questa newsletter - è politica e morale: questa abbondanza sarà distribuita o concentrata? La tecnologia, da sola, non decide. Può liberare tempo, curare malattie, educare miliardi di persone e generare ricchezza. Oppure può amplificare disuguaglianze, concentrare potere e travolgere chi non riesce ad adattarsi.
Claude è l’IA che uso di più ed è fantastica. Per farti capire il potenziale, qui trovi una lista di cose che ho generato con Claude in un mese. (Costo totale: 15 €). Se invece la vuoi usare al meglio, su “Claude Per Tutti” trovi 54 lezioni per passare da zero a esperto con Claude.
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/ Presente: Fenomeni dell’epoca corrente
⚪️ Rawdogging
(n.) Trend social che consiste nell’affrontare un volo - o altra esperienza normalmente accompagnata da stimoli digitali - riducendo al minimo intrattenimento, schermi e dispositivi, con razionalizzazioni legate a mindfulness o “detox” tecnologico.
Il termine è emerso viralmente nel 2024-2025 sui social, dove video di persone che “rawdoggano” voli transcontinentali senza film, musica o cuffie hanno accumulato milioni di visualizzazioni. Se da un lato la parola ha radici nel gergo volgare, nel contesto culturale attuale è stata reinterpretata come forma di resistenza alla dipendenza tecnologica. Il dibattito che ne è scaturito riguarda la nostra capacità contemporanea di sopportare il silenzio e il vuoto mentale. Culturalmente, il fenomeno rivela un paradosso: si usa la piattaforma più addictive del mondo per celebrare la disconnessione. Gli effetti reali sul benessere rimangono perlopiù aneddotici e non supportati da evidenze cliniche strutturate.
Fonti: Euronews Travel - BuzzFeed
⚪️ Girl Math
(n.) Termine ironico - poi riappropriato - che descrive il ragionamento creativo con cui alcune donne giustificano gli acquisti attraverso logiche finanziarie fantasiose, come considerare “gratis’” qualcosa già pagato in precedenza o “guadagnare” restituendo un articolo.
Nata su TikTok nell’estate del 2023, la Girl Math è diventata un fenomeno culturale globale che mescola autoironia, critica al consumismo e interrogativi sulla relazione delle donne con il denaro. Psicologi comportamentali vi hanno riconosciuto bias cognitivi reali - come il sunk cost fallacy e il mental accounting - applicati però con umorismo consapevole. Il fenomeno ha generato una riflessione più profonda: perché le donne devono giustificare i propri acquisti con elaborate narrazioni mentre gli uomini no? La Girl Math è diventata così sia specchio di disuguaglianze finanziarie di genere sia strumento di sovversione ironica di esse.
Fonti: Wikipedia - The Standard
/ Passato: Muri Filosofici e Consigli Storici
«Ogni Basso Un Passo»
- sui muri di Frosinone
Di fronte a questo muro viene in mente Simone Weil, quando distingue la pesantezza dalla grazia. La pesantezza è ciò che ci trascina giù: la fatica, l’umiliazione, la necessità, il corpo, il mondo che non obbedisce ai nostri desideri. Ma per Weil non si tratta solo di resistere alla caduta. Si tratta, più radicalmente, di imparare a guardarla. L’attenzione, in questo senso, diventa una pratica spirituale: non cancella il basso, ma gli impedisce di essere solo sprofondamento.
“Ogni basso un passo” potrebbe allora essere letto così: non ogni dolore ci migliora, non ogni sconfitta ci rende più saggi, non ogni abisso è pedagogico. Però ogni basso può diventare un passo se non lo sprechiamo nell’autocommiserazione o nella fretta di risalire. C’è una conoscenza che si dà solo quando il mondo smette di applaudire, quando l’io non riesce più a raccontarsi come vincente, quando il presente ci costringe a camminare senza retorica.
Qualcosa di storico che ho letto, visto o ascoltato e che ti consiglio.
“29 maggio 1453 - La caduta di Costantinopoli” di Silvia Ronchey
Un podcast in 20 puntate su una delle date più significative della nostra Storia: il 29 maggio 1453, giorno della caduta - se la vediamo dalla parte dei Cristiani – o della conquista – se la vediamo dalla parte degli Islamici – di Costantinopoli.






